Xenia

E' prerogativa della grandezza recare felicità con piccoli doni

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Intensificazione dello sfruttamento capitalistico del lavoro: negli ultimi vent’anni abbiamo assistito a un progressivo smantellamento delle tutele del lavoro. Il provvedimento del governo Renzi è il sequel di un film già mandato in onda tante volte. Non intravedo svolte di politica economica.  La sinistra del Pd è riuscita ad apportare alcuni miglioramenti al testo. Nonostante queste modifiche, però, il segno complessivo del Jobs Act non cambia: assisteremo a una ulteriore precarizzazione dei contratti di lavoro. Ci sono novità peggiorative anche rispetto alla riforma Fornero, come l’eliminazione della causale sui contratti a tempo determinato, la possibilità di prorogare questi contratti e l’annacquamento dell’obbligo di stabilizzazione degli apprendisti. Padoan è tra coloro che hanno insistito a lungo con la fantasiosa dottrina della “austerità espansiva”, quella secondo cui l’austerity avrebbe dovuto risanare i bilanci, ripristinare la fiducia dei mercati e rilanciare la crescita e l’occupazione. In realtà l’austerity ha depresso l’economia e non ha risanato i conti. Su indicazione della Bce e della Commissione, allora, il ministro oggi propone una nuova ricetta: la ulteriore flessibilità dei contratti di lavoro aiuterà a creare nuovi posti di lavoro e a ridurre la disoccupazione. Ma le evidenze empiriche ci fanno ritenere che si sbaglino di nuovo. In una rassegna pubblicata qualche anno fa, gli economisti Tito Boeri e Jan van Ours hanno rilevato che su 13 studi empirici esaminati ben nove di essi davano risultati indeterminati e tre di essi indicavano che una maggiore precarietà dei contratti può addirittura determinare più disoccupazione. 
Alla luce di queste evidenze persino Olivier Blanchard, capo economista del Fondo Monetario Internazionale, è arrivato a riconoscere che non vi è una precisa correlazione tra le due variabili. Una spiegazione sta nel fatto che i contratti precari da un lato possono indurre le imprese a creare posti di lavoro in una fase di espansione economica, ma dall’altro consentono alle aziende di distruggere facilmente quegli stessi posti di lavoro nelle fasi di crisi. Alla fine tra creazione e distruzione dei posti di lavoro l’effetto complessivo risulta essere nullo, con buona pace di Padoan. E di Draghi. 
- L’analisi del Jobs Act di Emiliano Brancaccio su Micromega

Intensificazione dello sfruttamento capitalistico del lavoro: negli ultimi vent’anni abbiamo assistito a un progressivo smantellamento delle tutele del lavoro. Il provvedimento del governo Renzi è il sequel di un film già mandato in onda tante volte. Non intravedo svolte di politica economica.
 
La sinistra del Pd è riuscita ad apportare alcuni miglioramenti al testo. Nonostante queste modifiche, però, il segno complessivo del Jobs Act non cambia: assisteremo a una ulteriore precarizzazione dei contratti di lavoro. Ci sono novità peggiorative anche rispetto alla riforma Fornero, come l’eliminazione della causale sui contratti a tempo determinato, la possibilità di prorogare questi contratti e l’annacquamento dell’obbligo di stabilizzazione degli apprendisti.

Padoan è tra coloro che hanno insistito a lungo con la fantasiosa dottrina della “austerità espansiva”, quella secondo cui l’austerity avrebbe dovuto risanare i bilanci, ripristinare la fiducia dei mercati e rilanciare la crescita e l’occupazione. In realtà l’austerity ha depresso l’economia e non ha risanato i conti. Su indicazione della Bce e della Commissione, allora, il ministro oggi propone una nuova ricetta: la ulteriore flessibilità dei contratti di lavoro aiuterà a creare nuovi posti di lavoro e a ridurre la disoccupazione. Ma le evidenze empiriche ci fanno ritenere che si sbaglino di nuovo. In una rassegna pubblicata qualche anno fa, gli economisti Tito Boeri e Jan van Ours hanno rilevato che su 13 studi empirici esaminati ben nove di essi davano risultati indeterminati e tre di essi indicavano che una maggiore precarietà dei contratti può addirittura determinare più disoccupazione.

Alla luce di queste evidenze persino Olivier Blanchard, capo economista del Fondo Monetario Internazionale, è arrivato a riconoscere che non vi è una precisa correlazione tra le due variabili. Una spiegazione sta nel fatto che i contratti precari da un lato possono indurre le imprese a creare posti di lavoro in una fase di espansione economica, ma dall’altro consentono alle aziende di distruggere facilmente quegli stessi posti di lavoro nelle fasi di crisi. Alla fine tra creazione e distruzione dei posti di lavoro l’effetto complessivo risulta essere nullo, con buona pace di Padoan. E di Draghi.

- L’analisi del Jobs Act di Emiliano Brancaccio su Micromega

(Fonte: socialistnetwork, via gnumlab)

Archiviato in poi avoja a cercare una cosa bella al giorno...

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Genova - Rifiuta esame dopo l’aborto: «Sono obiettore», interviene la polizia | Liguria | Genova | Il Secolo XIX   

Personalmente non credo proprio che il primario abbia “sottovalutato la situazione”, penso che abbia ragionevolmente pensato che il medico obiettore non si sarebbe rifiutato di eseguire l’esame di controllo ai fini della dimissione dall’ospedale, per quanto l’intervento effettuato fosse un’interruzione di gravidanza.

Archiviato in c'è pure una condanna in merito all'omissione di cure post interruzione di gravidanza cattolici antiabortisti fuori dagli ospedali!

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Non avrete una goccia di sangue

Ogni tanto mi dimentico di dove mi trovo.
Mi lascio cullare dalla gentilezza di un istante, m’illudo nella disponibilità sorridente, abbasso la guardia e mi dimentico che voi avete idee chiare, obiettivi categorici da ottemperare e retorica suadente per perseguirli.

E mi dimentico, ingenua - ma l’ingenuità è peccato mortale - della vostra pervicacia e della vostra spontanea sottomissione a un sistema che ora vi vuole ben disposti, piuttosto che burberi; disponibili, piuttosto che intransigenti; carismatici, piuttosto che autoritari.

Quasi vi si crede, quando, con un sorriso concedete un permesso, un giorno libero, un cambio turno.
Quasi vi si crede.

È per questo che la libbra di carne che avete preteso oggi, a cambio - pur senza dirlo, ché non si può svelare la natura capitalista della vostra gentilezza - del misero giorno chiesto settimane fa per poter assistere alla laurea di mia sorella, è giunta inaspettata e quasi volgare alle mie orecchie ingenue di onestà.

Ma non avrete una goccia di sangue.
Non avrete la mia coscienza, non avrete la mia resa alla logica del do ut des.
Non mi convincerete mai che tutto questo sia giusto o normale.
Non avrete la mia rassegnazione.

Continuerò a sapere da che parte sto.
E da che parte state voi.

Avrete solo la carne secca che mi strappate, ad ogni ricatto, che accetto perché conosco le mie priorità.

Ma non avrete una goccia di sangue.

Archiviato in shakespeare mercante di venezia è una metafora che amo siete morti che camminano capitalismo rinunce il primo maggio è sacro mia sorella anche la mia coscienza è intatta

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Non ci son più i morti di una volta

Ormai quando muore una persona famosa il mio primo pensiero è lo sbatti che dovrò farmi il giorno successivo a lavoro tra riordino di libri/cd/dvd, allestimento di spazi dedicati, meditazioni zen per non asfaltare tutti coloro per i quali, il de cuius diventa improvvisamente lo scrittore/il cantante/l’attore preferito.

Archiviato in garcía marquez eri un grande non ce l'ho con te però a 'na certa uno se stufa pure la libreria per cui lavoro dev'essere in contatto con le camere mortuarie di tutto il mondo! avvoltoi cent'anni di cinismo